"Non profit" è più umano ?
Si supponeva che chi lavora in questo settore, specie nell'assistenza alle persone con problemi di salute o disabili, abbia una maggiore sensibilità umana. Evidentemente non sempre è così, e non lo è stato per il caso di Iolanda.

Il Comune, avvalendosi dei servizi di una cooperativa sociale, assegnò, per un'ora al giorno, una assistente, che aveva il compito di tenere compagnia a Iolanda, durante il travagliato periodo della sua depressione.
Il giorno successivo all'ictus, cercammo di raccogliere delle informazioni su ciò che era avvenuto.
Volevamo in sostanza capire quale fosse lo stato d'animo di Iolanda nelle ore che precedettero l'attacco, se fosse particolarmente ansiosa o se avesse confidato qualche problema particolare.

A questo scopo andammo a casa di quella assistente, ma in quel momento era assente.
I giorni successi eravamo troppo impegnati negli eventi della degenza ospedaliera per ritentare di rintracciarla.
Ma ci aspettavamo che la donna ci contattasse, in qualche modo, per aiutarci a capire, per tentare magari di stimolare la memoria di Iolanda sui gravi eventi del 19 Febbraio '99.

Non si fece mai viva.
Evidentemente,  per lei, Iolanda era solo una "cliente" di passaggio, un volto anonimo confuso nel gruppo degli oggetti della sua prestazione lavorativa.

Analogo comportamento ebbe la donna che veniva, un'ora al giorno, per la preparazione dei pasti e per l'igiene personale di Iolanda, durante il periodo dell'invalidità.
Essa, dipendente sempre della stessa cooperativa sociale, fece il suo servizio con coscienza e squisita gentilezza.
Ma, dalla morte di Iolanda, non si fece più viva.

Avremmo gradito almeno un saluto, qualche parola di conforto.
Rimane la sensazione che la povera Iolanda fosse solo l'oggetto di un servizio, da fornire e poi da sospendere con effetto immediato.
Almeno gli operai devono dare il preavviso...