Caro Gigi,
come sai nel Febbraio 1999 mia madre fu colpita da emorragia cerebrale, rimanendo in carrozzina con emiparesi destra. Dopo la degenza in ospedale, non volli mandarla in un ricovero ma la tenni a casa mia in assistenza domiciliare.
Non avrei però immaginato di scriverti ciò che leggerai in queste poche righe.
Questa vicenda si è conclusa nel modo più doloroso : la mia cara mamma si è spenta il 4 Marzo, lasciandomi nella disperazione e nel dolore.
E' per me una perdita improvvisa e inaspettata nel modo in cui è avvenuta.
Ero preparato a un lento peggioramento della salute di mia madre;
d'altra parte, nonostante le medicazioni continue, si erano aggiunte, alla piaga sul sacro, anche piaghe da decubito sui fianchi.
Queste piaghe erano in progressivo peggioramento, come era in peggioramento il suo stato di depressione: tendeva a tenere sempre più spesso la testa bassa. Inoltre negli ultimi giorni mangiava meno.
Nonostante ciò io ero convinto di avere la situazione sotto controllo: come sempre fatto in questi 2 terribili anni della sua malattia, non mi sarei rassegnato e avrei certamente cercato delle soluzioni alternative (consultare ad esempio qualche clinica specializzata nella cura delle piaghe).
Inoltre ero fiducioso che, col ritorno della primavera, avrei potuto riprendere a portarla fuori migliorando così il suo umore.
Ma non ne ho avuto il tempo; un evento negativo improvviso si è verificato: giovedì 22 Febbraio, mentre ero a lavoro (al mattino) mi giunge da casa una telefonata in cui mi si dice che mia madre è caduta dal letto.
- La ragazza che la assiste (una peruviana) si allontana per prendere la carrozzina, e in quel momento mia madre cade -.
Mi dicono che ha un taglio sulla fronte: io suggerisco loro di chiamare subito il 118 per portarla al Pronto Soccorso. Nel frattempo esco da lavoro, ma il treno per il ritorno c'è alle 12,30, e così arrivo in ospedale solo verso le 13,30.
Le hanno dato alcuni punti al taglio, le hanno fatto la tac da cui risulta tutto a posto alla testa. Le hanno fatto la radiografia al torace per vedere se i polmoni sono a posto (aveva febbre).
Quei bastardi però non fanno alcun controllo radiografico alle gambe (anche io non ci pensavo in quanto non si vedeva alcun livido alla gamba destra).
La riporto a casa, tutto contento che la caduta non ha avuto gravi conseguenze.
Ma lunedì 26 Febbraio la gamba destra si gonfia e spuntano dei lividi rossi e neri. La faccio riportare di nuovo al pronto soccorso e la radiografia rivela che vi è la frattura scomposta del femore destro.
I medici dicono che non è operabile.
Sento successivamente per telefono il medico curante che mi dice che mia madre è grave e mi getta nella disperazione. Mi dice anche che sarebbe necessario alimentarla tramite sondino intranasale.
Il sabato mattina 3 marzo '01 vado all'ospedale di Monza e parlo con un ortopedico per chiedere se si può fare qualcosa per la frattura. Lui mi risponde che hanno bisogno di vederla.
Così mi accordo col pronto soccorso di quell'ospedale: porterò mia madre lunedì mattina per chiedere il consulto e decidere cosa possono fare.
All'una la ragazza peruviana va via per il suo sabato pomeriggio libero (e naturalmente anche la domenica).
Nel pomeriggio sono costantemente vicino a mia madre e riesco a farla mangiare discretamente e normalmente, e anche bere. Inoltre, pur essendo costantemente seduta sul letto, mi appare più vispa, e la sera guardiamo assieme il festival di Sanremo in televisione.
In pratica quella mi appare una sera come tante altre, anzi mi meraviglio che mia madre guardi la televisione fino oltre mezzanotte senza chiedere di dormire.
Dopo mezzanotte le chiedo se vuole dormire e lei acconsente. Le do il bacio della buonanotte (come ho fatto sempre in questi 2 anni) e la giro verso il muro: "Ci vediamo domani mattina ".
Chiudo la porta della sua camera (lei rimane sola perchè la ragazza non c'è) e vado a dormire in camera mia.
Verso le 5,20 mi sveglio e decido di andare a girarla (per via delle piaghe).
Mi trovo davanti una scena sconvolgente: il lenzuolo, il cuscino e la camicia da notte sono completamente bagnati (di sudore); la chiamo più volte ma non mi risponde, la chiamo alzando sempre di più la voce, e mi accorgo della sua immobilità (manca il movimento del respiro).
La giro verso di me e vedo la bocca semiaperta, un po' storta per il contatto col cuscino, gli occhi semiaperti, fissi.
Sono preso dal panico e dall'angoscia: urlo accenno a farle la respirazione bocca a bocca, ma rinuncio subito. Le lacrime mi sgorgano copiose, mentre vengono mia moglie e mia figlia che mi abbracciano. Dopo un po' le chiudo delicatamente gli occhi.
Saprò poi in seguito che la sudorazione abbondante di mia madre è stata probabilmente causata da un collasso cardiaco.
Le cose che avvengono in seguito sono di routine : chiamata della guardia medica, quindi mia moglie chiama l'impresa di pompe funebri.
Più tardi il medico di base, venuto per stendere il certificato di morte, mi dice che non è possibile stabilire le cause precise del decesso se non con una autopsia.
Ma io ora so (avendo consultato il mio medico giorni dopo) che mia madre è morta, quasi sicuramente, per 2 possibili cause:
O per embolia grassosa, cioè a causa di grumi di grasso fuoriusciti dal femore fratturato ed entrati in circolo nel sangue, oppure per emorragia interna.
L'hanno lasciata morire come si fa con un cavallo che si è spezzata una gamba ! Non mi hanno suggerito alcuna precauzione: l'ho riportata a casa entrambe le volte senza ambulanza, con la mia macchina, e abbiamo spostato la povera donna senza sapere della frattura, peggiorando così e senz'altro causando la scomposizione della frattura! In questi casi si fanno anche iniezioni nella pancia di Calcioeparina per prevenire gli emboli, ma nulla, nulla è stato fatto !
Non solo, ma quando abbiamo visto gonfiarsi la gamba abbiamo chiesto al suo medico, il quale ci ha detto che era solo un'infiammazione ! E l'infermiera della ASL che veniva per le medicazioni escludeva assolutamente la frattura, in quanto in questo caso la povera donna avrebbe urlato dal dolore ! ( invece la gamba era poco sensibile per la paresi ).
Nessuno pagherà per questa morte, né io, che ho tanto lottato in questi 2 anni, desidero fare alcun passo, perché comunque nessuno può restituirmi mia madre !
Mia madre mi ha lasciato per sempre:
cosa ti è successo, bene della mia vita ? come si può morire per una frattura del femore ?! perché non ti ero vicino nel momento dell'ultimo disperato respiro ?
Anche ora avverto il dolore acuto della mancanza, della parte di me che è svanita per sempre, di una madre che era anche, per la sua condizione di infermità, una bambina indifesa.
E aveva solo me, e ciò che avevo potuto darle era soprattutto la permanenza nella sua casa, oltre ad un grande amore di figlio.
Non potrò più mostrarle il risveglio della primavera, i negozi del centro che tanto le piacevano quando la sospingevo in carrozzina sotto la luce del sole.
L'irreparabile è avvenuto; la vita sua se ne è andata, e allora si accavallano pensieri di rassegnazione e consolazione: ha finito di soffrire si dice ma io la amavo anche così, nonostante che avessi detto, molte volte, che dopo il terribile ictus era meglio che fosse morta.
Mi rimane il senso acutissimo di vuoto, di un bene perduto per sempre, le notti insonni, lo strazio di ritornare da lavoro e di non trovarla più, testa bassa sulla carrozzina, ad accogliermi, a volte a chiamarmi, a chiedermi compagnia, ed io a baciarla, ad abbracciarla, a raccomandarle di mangiare a dirle "ci vediamo dopo ".